10 Libri di montagna un po’ fuori dal comune
Se entri in una qualsiasi libreria e chiedi un libro che parli dimontagna, il 90% delle volte ti proporranno gli stessi 3 o 4 nomi, come se la storia fosse stata scritta da un comitato molto ristretto ha monopolizzato la narrazione. È un po’ come andare in pizzeria e scoprire che servono solo margherita: buona eh, per carità… ma il mondo è vasto, e il panorama letterario della montagna ancora di più.
Qui sotto trovi 10 titoli, di figure che hanno lasciato un segno indelebile su arrampicata, alpinismo e scialpinismo. Sono libri che raccontano vite vere, spesso più folli e poetiche di qualsiasi altro romanzo, perfetti da leggere in rifugio, in furgone o in palestra tra un boulder e un altro.
1. Confessioni di un Serial Climber — Mark Twight
Mark Twight non è uno che te la manda a dire. O lo ami, o lo odi. O entrambe le cose insieme.
In questo libro trovi sfoghi e riflessioni che hanno la delicatezza di una scarica di neve — Twight racconta il suo rapporto viscerale, autodistruttivo e visionario con l’alpinismo estremo.
Non aspettarti la compostezza di Bonatti o la retorica eroica trita e ritrita. Qui c’è violenza, rabbia, poesia distorta e una sincerità che taglia più del vento invernale. Twight è stato un innovatore, un atleta estremo, un iconoclasta, e questa è la sua autobiopsia.
Consigliato a chi pensa che la montagna non sia un luogo di redenzione ma un campo di battaglia interiore.
2. Ci vediamo domani: La leggenda di Marco Siffredi — Jeremy Evans
Marco Siffredi è stato una cometa rapida, brillante, inafferrabile. Poi è scomparso, come spesso accade alle stelle destinate a bruciare troppo intensamente.
Snowboarder estremo, freerider visionario, alpinista di una categoria a parte, Siffredi ha tentato e realizzato linee che oggi farebbero tremare i polsi anche ai più forti. La sua discesa dell’Everest con lo snowboard è leggenda pura; il suo secondo tentativo, quello dal Couloir Hornbein, è diventato mito. E mistero.
Evans racconta la sua vita con delicatezza, lucidità e malinconia. È il ritratto di un giovane incontenibile, fragile e inarrestabile allo stesso tempo.
Consigliato a chi pensa che la montagna sia un luogo dove i sogni possono diventare follia.
3. Wolfgang Güllich — Tilman Hepp
Se l’arrampicata sportiva avesse un messia, si chiamerebbe Wolfgang Güllich. Ma di quelli carismatici, eleganti, rivoluzionari — non quelli che predicano e basta.
Hepp racconta la vita dell’uomo che ha spostato l’asticella del possibile: inventore del campus board, protagonista di vie che erano anni avanti (Action Directe, Eternal Flame…), atleta con una dedizione quasi ossessiva.
Questa biografia non è solo la storia di un climber, ma la cronaca di una rivoluzione tecnica, mentale e culturale. La figura di Güllich è così potente che quasi intimidisce. Ma questo racconto lo rende umano, fragile, complesso.
Consigliato a chi vuole capire perché oggi l’arrampicata è quella che è.
4. I conquistatori dell’inutile — Lionel Terray
Un classico intramontabile, ma non ancora (per fortuna) al livello dei “superclassici mainstream” che ti rifilano ovunque.
Terray è stato un gigante dell’alpinismo francese, simbolo della generazione eroica del dopoguerra. In questo libro racconta con ironia, lucidità e sorprendente umiltà le sue spedizioni e le sue avventure.
C’è tutto: Patagonia, Himalaya, Alpi, successi, tragedie, ironia, filosofia spicciola ma sincera. Terray non posa mai, non si autocelebra, non costruisce monumenti al proprio ego (ogni riferimento ai soliti nomi è puramente voluto).
Consigliato a chi vuole un grande classico che però non suoni come un sermone.
5. La montagna di luce — Peter Boardman
Peter Boardman racconta una storia straordinaria, profondamente umana . La montagna di luce è una storia commovente e intensissima del tentativo alla mitica Torre Centrale del Paine.
Non aspettarti un racconto tecnico: Boardman sa che ciò che conta non è la difficoltà, ma la relazione con lo spazio, con i compagni, con sé stesso. È un libro scritto con un senso dell’avventura quasi epico ma sempre ancorato all’umano.
Consigliato a chi vuole una lettura che rimane dentro.
6. I falliti e altri scritti — Gian Piero Motti
Motti è stato più di un alpinista: è stato un pensatore della montagna.
La sua scrittura è un manifesto, un’esplorazione dell’inquietudine esistenziale.
“I falliti” è un titolo che già da solo dice tutto: Motti racconta una generazione di scalatori tormentati, brillanti, sconfitti, visionari. È letteratura pura, più che un libro di alpinismo. È il volto di “un nuovo mattino”nato nella Valle dell’Orco, di un movimento che ha cambiato il modo di vivere la verticalità.
Consigliato a chi vuole capire come si è evoluta la coscienza degli arrampicatori dell’ultimo secolo.
7. Lo Zen e l’arte di scalare le montagne — Luigi Mario Engaku Taino
Chi ha detto che arrampicare è solo braccia, dita e tacche?
Gigi mette le mani nella dimensione mentale, spirituale, filosofica dell’arrampicata. E lo fa raccontanto le sue esperienze, le sue scelte di vita, senza diventare stucchevole o new-age.
È un libro che ti fa ridere, pensare, riflettere… e a volte desiderare di aver conosciuto quel monaco zen/guida alpina/maestro di sci/maestro di vita che é stato Gigi Mario. Ha un’ironia sottile e una lucidità rara: parla di respiro, di equilibrio, di errori, di ego, e racconta la scalata come un percorso interiore.
Consigliato a chi è stufo di vivere l’arrampicata come una competizione e cerca una dimensione piu profonda di questo sport.
8. Il legame: al limite dell’esistenza — Simon McCartney
La storia di due uomini, una cordata, una montagna impossibile: le scalate delle grandi pareti dell’Alaska, il successo sull’Huntington e la tragedia sul Denali.
McCartney racconta le impresa (e gli incubi) vissuti con Jack Roberts con una precisione e un trasporto emotivo devastante.
Questo libro è un pugno allo stomaco: parla di amicizia, sopravvivenza, limite, paura e fiducia assoluta. È una delle testimonianze più potenti mai scritte su cosa significhi essere legati a qualcuno con una corda e con qualcosa di molto più grande e invisibile.
Consigliato a chi vuole ricordare che la montagna, prima di tutto, è un legame umano.
9. Sylvain Saudan, lo sciatore dell’impossibile — Paul Dreyfus
Prima che esistesse lo sci estremo… c’era Sylvain Saudan.
E prima che i freerider postassero discese pazze su Instagram, c’era lui.
Dreyfus racconta la vita di un uomo che ha trasformato versanti piu ripidi delle alpi in linee sciabili, inventando letteralmente un nuovo modo di stare in montagna. Discesa dopo discesa, Saudan ha reinventato ciò che si pensava possibile sugli sci.
Il libro è pieno di aneddoti e momenti che oggi sembrano fantascienza. Ma soprattutto racconta un pioniere in maniera autentica, non costruito a tavolino per diventare un brand.
Consigliato a chi vuole capire da dove nasce lo sci estremo.
10. Climbing Free: La mia vita nel mondo verticale — Lynn Hill
Lynn Hill non ha bisogno di presentazioni: è una delle figure più straordinarie della storia dell’arrampicata.
La sua biografia è un viaggio potente tra Yosemite, competizioni, fallimenti, successi e ovviamente la celebre libera di The Nose, che ha riscritto la storia dell’arrampicata mondiale.
Lynn Hill è sincera, ironica, acutae mai autocelebrativa. Attraverso la sua voce si comprende cosa significhi vivere davvero per l’arrampicata, non come performance ma come stile di vita.
Consigliato a chi vuole leggere la storia di una donna forte che ha spinto i limiti dell’arrampicata quello che era considerato possibile.


