GAE ll male assoluto in montagna

Chi porta chi? autopsia di chi NON dovrebbe guidarvi in montagna

Diciamolo chiaramente e senza giri di parole: la presenza delle Guide Ambientali Escursionistiche (GAE) in ambiente montano è un male assoluto. Non è una semplice questione di “guerre tra poveri” o di antipatie personali. È un danno enorme e costante che colpisce al cuore i veri professionisti della montagna, svilisce il valore della formazione e della meritocrazia e sta letteralmente uccidendo il mercato economico dell’escursionismo italiano.

vedere “professionisti” (le Gae) che hanno le stesse capacità e competenze, se non inferiori, dei loro clienti pretendere di gestire gruppi su sentieri impervi e grandi montagne non è solo un controsenso. È uno schiaffo ai cittadini, che dovrebbero avere garantita dalle istituzioni la presenza di veri professionisti (gli AMM) per garantire sicurezza e professionalità. Un vero e proprio insulto a chi ha dedicato tantissimo impegno ed energia in corsi di formazione seri e riconosciuti.

1. quando l’abuso è (o dovrebbe essere) reato

Cominciamo con un po’ di sana giurisprudenza. Esiste una figura professionale ben normata normata, di cui sono garanti le istituzioni, che si chiama Accompagnatore di Media Montagna (AMM). La legge 6/89 ha istituito un elenco speciale per tutelare voi “consumatori” (parola che va di moda oggi giorno ma che a noi non piace, preferiamo “cittadini”) definendo esattamente cosa può e deve fare un AMM.

Poi, c’è il magico mondo della Legge 4/2013 sulle professioni non ordinistiche. Sotto questo grande ombrello ci sono le Guide Ambientali Escursionistiche (GAE) ma anche tante altre professioni che si nascondo dietro altre sigle ma arrecano lo stesso danno alla società. La legge 4/2013 è chiarissima: non ci si può sovrapporre ad un albo o a un elenco speciale. Se lo fai, rischi l’abuso di professione (che è un reato penale, non una multa per divieto di sosta).
La stessa legge dice inoltre che, per lavorare come GAE, non serve sudare su chissà quali banchi: basta avere un’assicurazione RCT e aprire una Partita IVA. Et voilà, tutti in vetta! Ma siamo sicuri?

2. Selezioni fisiche: non è una passeggiata al parco

Una componente fondamentale della sicurezza in montagna è l’allenamento. Un professionista della montagna deve essere un atleta preparaoa! Deve avere un passo sicuro e abbastanza margine da poter gestire in tranquillità gite impegnative e soprattutto emergenze in ambienti isolati.

Eppure, le GAE non vengono selezionate in base a particolari capacità fisiche o atletiche. Chiunque, con un livello di forma fisica da “divano-frigorifero-divano”, può teoricamente diventare Gae o superare un corso (spesso blando e risibile) e ritrovarsi a guidare persone per monti. La montagna non è la collina dietro casa: la resistenza e l’allenamento sono garanzia di sicurezza.

Un AMM, prima di poter entrare come allievo al corso formativo, deve passare delle selezioni fisiche e tecniche molto impegnative.

3. La formazione: “Un conto sono le campagne della Tuscia, un altro sono le Alpi e gli Appennini”

Parliamo di formazione. Nei casi peggiori, per fare la GAE non si fa alcuna formazione reale. Nel migliore dei casi, parliamo di una formazione che nel totale delle ore conta meno della metà di quella di un AMM.
La maggior parte delle uscite dei corsi GAE si svolge in collina, in campagna o su salite con difficoltà a dir poco risibili.

L’Accompagnatore di Media Montagna invece è sottoposto ad una formazione che dura un anno e ha il triplo delle ore formative. La formazione si svolge in montagna, ed è la migliore al mondo perché viene impartita dai Collegi delle Guide Alpine (il top assoluto che esiste su scala globale). Non c’è paragone.


4. Il mercato dell’escursionismo: un problema di sostenibilità

La crescente presenza di operatori sull’escursionismo ( causata dall’estrema facilità di potersi inventare GAE) ha portato a una forte competizione sui prezzi. In alcuni casi le tariffe per escursioni guidate sono scese a livelli molto bassi, difficilmente sostenibili se rapportati a responsabilità, preparazione, assicurazioni e gestione del rischio. Sempre piu spesso si vedono guide e organizzazioni vendere escursioni a 10 € (neanche da mcDonald oramai si spende così poco), o ancora peggio la normale a Corno Grande venduta a 30€, meno di una cena al ristorante.
Questo fenomeno produce due effetti negativi:

  • una progressiva svalutazione del lavoro professionale in montagna;
  • una riduzione degli standard qualitativi percepiti dall’utenza, perchè sarà necessario organizzare gruppi sempre piu numerosi, rendendo ingestibile il rapporto tra numero di accompagnatori e numero di clienti.

Quando il prezzo diventa il principale fattore decisionale, il rischio è che la sicurezza e la qualità della conduzione passino in secondo piano. E questo si ripercuote inevitabilmente sui professionisti veri che sono costretti ad adattarsi al mercato per sopravvivere.

5. L’esempio da seguire: facciamo come in Lombardia

Perché si continua a rischiare la pelle e a confondere i ruoli? Le Regioni dovrebbero tutte seguire l’esempio illuminato della Regione Lombardia (scelta confermata anche dal Consiglio di Stato), che ha posto paletti chiari come la roccia:

  • Limite di quota fissato a 700 metri massimi per le GAE.
  • Divieto assoluto di lavorare su sentieri EE (Escursionisti Esperti).

La montagna è per tutti, ma guidare gli altri richiede professionisti formati, non amanti della natura improvvisati.