C’è un fenomeno sempre più diffuso nel mondo della montagna: la mania della sicurezza.
Sembra quasi che, negli ultimi anni, molti aspiranti alpinisti, escursionisti e sciatori siano diventati fanatici di webinar, workshop, tutorial su YouTube e manualetti tascabili, attrezzature all’avanguardia, capi ipercostosi che promettono l’illuminazione: “Come diventare sicuri in montagna in 10 semplici mosse!”.
E così li vedi arrivare ai parcheggi all’attacco dei sentieri, con l’imbrago che luccica per quanta roba hanno addosso, lo zaino con sopra attaccati radio, gps, telefono satellitare, mille patacche attaccate sulla giacca, scarponcini da diverse centinaia di euro … e chi piu ne ha piu ne metta, pronti ad andare in missione a declamare a memoria la dispensa sulla sosta 3 punti, sull’azimut e così via.
Parole d’ordine “La sicurezza prima di tutto!”
Che è verissimo. Per carità!
però partiamo male, perché molti si fermano lì.
Come se la montagna fosse un esercizio di stile, un almanacco di nodi o una missione alla quale sopravvivere.
Spoiler! le montagne non sanno leggere le cartine al 25.000.
La sicurezza è fondamentale. Ma non è un superpotere
Chiariamo subito una cosa: nessuno qui sta dicendo che la sicurezza non sia importante. È fondamentale, sacrosanta. E’ uno dei motivi per cui torniamo a casa.
Il problema è che molti pensano che basti saper fare due manovre e avere la scarpa adatta per essere immuni da tutto: roccia marcia, neve pesante, salite infinite, cambi meteo, errori di valutazione, fame, sete, freddo e… mancanza di preparazione atletica.
Sì, la famigerata preparazione atletica.
Quella che ti lascia piantato su un 4° grado marcio perchè hai paura di tirare le prese friabili e non riesci a prendere quelle piu’ solide se non ce l’hai, mentre ripeti a te stesso “però le manovre le so fare bene”.
Qualla che ti fa passare notti gelide in mezzo alla neve, senza sacco a pelo e tenda, perchè andavi troppo lento ed eri troppo stanco e impreparato per continuare al buio.
in quei momenti saper fare le manovre, essere “studiati” non serve a niente. l’unica cosa che serve è ESSERE FORTI
E qui lo so, qualcuno si offenderà:
“Ah ma io non vado in montagna per allenarmi! Io vado piano, mi godo la natura!”
oppure
“Mica è una gara andare in montagna!”
“Nooo … io preso qualche lezione col maestro, ma le piste mi fanno schifo, io scio solo fuori pista!”
Certo, vero!
Però sei tu che ansimi come un Bulldog Francese dopo 200m di dislivello.
Sei tu che cadi perchè hai dovuto tirare una presa marcia invece di chiudere il gomito basso e prendere la presa piu in alto.
Sei tu che ti rompi un ginocchio perchè non ti dedichi anche a migliorare le tue capacità sugli sci e sei troppo stanco per sciare bene sulla neve pesante!
NON LA MONTAGNA!
Il grande fraintendimento: allenarsi non è un optional
Negli ultimi anni tra i principianti sembra di essere tornati ai tempi della SUCAI (se non sai cosa è leggi il libro sulla storia dell’arrampicata romana di Emanuele Avolio) è ritornata un’idea piuttosto bizzarra secondo cui l’allenamento sarebbe un affronto allo spirito montanaro.
“eh beh grazie che fa il 6b, lui si allena”
Allenarsi è una roba da gente “fissata”, “ossessionata”, “palestrata” – come se essere in forma fosse qualcosa di cui vergognarsi.
Nel frattempo, però, accettiamo senza battere ciglio:
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- gli zaini da 40 litri pieni di gadget “per la sicurezza” e Roba da mangiare (manco dovessi andare in guerra)
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- i corsi di cartografia, GPS, autosoccorso e cramponage da 270€ (come se in 3 giorni a pascolare su una collina possano renderti veramente un alpinista)
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- gli scarponi da 700/800 € ultralight (perchè è sono meglio 100g in meno che un anno di allenamento!);
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- gli sci larghi 130 perché “così galleggiano meglio” (perchè in effetti sei abbastanza bravo da apprezzarne l’efficacia? mah …);
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- le manovre di corda ripetute come un mantra la sera, in salotto, attaccati alla maniglia della porta. (altro Spoiler: quello è i minimo, dovresti poter andare ben oltre le manovre di corda per fare l’alpinista. quelle le sa fare anche una persona appena uscita da un corso)
Ma fare una sessioni in palestra e una in falesia ogni settimana?
Fare un po’ di potenziamento?
Fare qualche giornatain pista magari con un maestro di sci?
No, quello no.
Quello “rovina la poesia”.
La verità è che siamo arrivati al punto in cui molte persone usano la sicurezza come scusa per evitare l’allenamento.
Come se l’allenamento fosse solo un optional e non una delle componenti principali per prevenire incidenti.
La triste realtà: Ti fai male perché non ce la fai
Ecco un concetto che farà venire l’orticaria a più di un “montanaro della domenica”:
uno dei fattori principali di rischio in montagna è la scarsa preparazione fisica e tecnica.
Sì, hai letto bene non sto parlando della manovra sbagliata, la cartina letta di traverso o l’imbrago messo al contrario (anche se… pure quello…). Parlo della capacità di muovere efficacemente i piedi sui terreni piu accidentati, di poter considerare una gita di 1000m D+ una gita normale, di non farsi spaventare ogni volta che sulla relazione c’è scritto V+.
La fatica, La perdita di lucidità, L’incapacità di affrontare un passaggio tecnico perché le braccia tremano, La lentezza che ti costringe a rientrare con il temporale o con il buio. L’impossibilità di controllare la sciata perché le gambe sono finite.
Il corpo, la fisica e la montagna non mentono!
Il Demone delle palestre di arrampicata e delle piste da sci
C’è una parte del mondo outdoor che guarda alle palestre di arrampicata come se fossero un’eresia moderna. Luoghi infernali pieni di giovani fortissimi che volano sui volumi, sudano e si sporcano di magnisite
“Eh ma la Roccia è un’altra cosa!”
lo stesso vale per le piste e gli impianti da sci
“eh ma quella non è montagna”
Basta con questa retorica da “montanari da divano”, bisogna accettare il fatto che l’allenamento è l’arma principale contro gli incidenti in montagna alla pari con delle manovrette, la cartina e la giusta attrezzatura (vestiaro compreso).
“La montagna non è una gara!”
Una delle frasi preferite dai non-allenati è questa:
“La montagna non è una gara!”
Che è verissimo.
Però NON è nemmeno:
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- un corso di sopravvivenza improvvisato;
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- un pellegrinaggio di penitenza;
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- una terapia d’urto contro la sedentarietà;
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- un luogo dove improvvisare e poi dare la colpa al meteo o ai soccorritori che arrivano troppo tardi.
l’errore a volte è anche nel caricare la montagna di una personalità che non ha nella realtà:
Non è la montagna a richiede rispetto (o meglio non solo lei)
Se vuoi essere rispettoso in montagna devi prima rispettare te stesso e i tuoi compagni di gita o cordata (che a volte si affidano a te).
Devi essere piu’ umile e prenderti meno sul serio per capire che per diventare bravo e forte serve impegno e dedizione. Tutte cose necessarie all’allenamento.
Senza allenamento sei solo uno scemo.
Sì, lo so, è brutto da leggere e politicamente scorretto, ma è ora di dirlo.
L’atteggiamento del “io vado in montagna così come sono” funziona solo se sei un ventenne con una genetica superiore o un supereroe Marvel.
Per tutti gli altri (cioè quasi tutti), la verità è che se non ti alleni, aumenti i rischi in modo esponenziale.
Non basta comprare più materiale, leggere il manuale de CAI come una bibbia e spendere migliaia di Euro in corsi … poi devi allenarti e fare piu esperienza possibile (ovviamente step by step)
Serve un corpo che regga quello che vuoi fare.
Serve tecnica nelle mani, nei piedi e nella testa.
neanche la PATACCA ti salverà
il cugino del tipo che non va nelle palestre di arrampicata, non va nelle piste da sci, non si allena ed è super attrezzato, è il Collezionista di brevetti: è
guida AIGAE, LAGAP; maestro IAMAS, istruttore CSEN, istruttore USACLI, diplomato in corsi in mentalcoah… e chi piu ne ha piu ne metta.
tutti corsi facili che durano poche settimane o addirittura pochi giorni: una serie di patacche da collezionare come fossero le sorpresine degli Happy Meal.
Un curriculum lungo così… e un livello tecnico appena sufficiente per portare a spasso il cane sul sentiero natura della proloco o per portare ad arrampicare un principiante di 70 anni in una falesia per bambini.
Il risultato?
Una quantità industriale di pseudo-professionisti che hanno Molti attestati, Un grande entusiasmo… ma capacità reali che spesso non sono nemmeno vicine al livello minimo per garantire competenza in ambienti complessi.
E qui non c’è niente di sarcastico: è pura realtà.
Se vuoi imparare davvero, se vuoi muoverti in montagna con serietà, se vuoi acquisire competenze vere e non giocare ai professionisti, allora la risposta è una sola:
rivolgiti a chi ha una formazione radicalmente superiore.
A chi ha passato anni su roccia, ghiaccio, neve, creste, ferrate, cascate, spedizioni.
A chi è valutato per davvero, non con un testino online o una prova didattica su un prato.
Sto parlando di:
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Guide Alpine,
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Accompagnatori di Media Montagna.
unici Professionisti veri, con standard selettivi, anni di formazione e apprendistato, valutazioni tecniche dure, preparazione fisica concreta e un bagaglio di esperienza che non puoi improvvisare.
SPEZZO UNA LANCIA A FAVORE delle guide canyoning ENGC perchè sono gli unici, tra tutti quelli che si nascondo dietro normative fittizie nell’ambito montagna/outdoor, che tengono selezione e formazione degli allievi a livelli alti.
Lorenzo Trento


