L’arrampicata NON è uno sport per tutti

sembra una verità piuttosto semplice, quella espressa nel titolo, per chi non conosce bene questo sport. In effetti di primo acchitto può sembrare che, scalare pareti solo con la punta delle dita e dei piedi, richieda delle capacità particolari, un talento innato o qualche dote genetica.
Al contrario in realtà è uno degli sport più inclusivi che esistono e si può modulare sulle capacità di tutti(principianti, bambini, anziani…) e partendo da zero si può arrivare davvero molto lontano con la giusta progressione.

Però… Se per te allenarti significa soprattutto farti i selfie di spalle per mostrare su instagram la chiappa o la schiena turgida, discutere per mezz’ora della percentuale di massa grassa e vivere nell’eterna ricerca della proteina perfetta o altre delle banalità di questo secolo, probabilmente l’arrampicata potrebbe lasciarti … perplesso o perplessa.

Non c’è niente di male, per carità, ognuno ha le proprie liturgie, però in tutta onestà ti sconsiglio anche solo di provare.

E’ meglio se cerchi una parete con uno specchio per crogiolarti davanti il riflesso del tuo Physique du rôle, piuttosto che una parete da arrampicata. ORA TI SPIEGO PERCHE’

Il circuito dopaminergoco

Capire come funziona a grandi linee la dopamina nel nostro corpo è piuttosto semplice.
In soldoni:
1) faccio una cosa, una qualsiasi cosa (in questo caso l’arrampicata)
2) quella cosa, per carattere personale, mi piace (piace al mio IO) e mi provoca sensazioni positive.
3) Il mio CORPO produce dopamina che dice a mio cervello, di ricordarsi di dire al mio IO, di fare piu spesso quello cosa.
4) Rifaccio quella cosa … e il circuito ricomincia

In una sala pesi, nel crossfit e nel monfo del fitness in generale ecc. (quando il lavoro è programmato bene e accompagnato da un’alimentazione adeguata) il percorso è relativamente lineare: esercizi, carichi, serie, recuperi, calorie, proteine, progressioni. Gli obiettivi sono misurabili e il rapporto tra disciplina e risultato è prevedibile. Se fai quello che devi fare senza sgarrare, il corpo prima o poi presenta il conto sotto forma di più forza, più massa muscolare, meno grasso, centimetri che cambiano… È un sistema nel quale la persona è destina a ricevere stimoli positivi e quindi il  cervello subisce frequentemente segnali di progresso e di ricompensa: faccio X, ottengo Y.
Non è magia, è scenza applicata in un contesto nel quale la gratificazione della dopamina è assicurata.

L’arrampicata, invece, è una faccenda decisamente più infame.
Puoi allenarti con grande costanza e non vedere immediatamente il risultato che ti aspetti. Puoi essere diventato più forte e piu resistente, ma continuare a cadere sullo stesso movimento.
Nell’arrampicata forza e resistenza sono soltanto alcuni degli ingredienti. Servono tecnica, propriocezione, una buona percezione del proprio corpo, coordinazione, capacità di lettura, decisione, gestione della paura, creatività, competenze tecniche sulla sicurezza…
Queste capacità non crescono tutte dallo stesso “albero” e non arrivano in un tempo prevedibile.

È proprio qui che il gioco si fa interessante: la ricompensa non è garantita dalla semplice disciplina.

Puoi fare tutto “bene” e, per un certo periodo, rimanere apparentemente fermo. Puoi impegnarti senza ottenere la gratificazione immediata che il tuo cervello si aspetta. E allora l’arrampicata seleziona naturalmente un certo tipo di persone, che posseggono caratteri e motivazini ben diverse: non basta desiderare il risultato, bisogna trovare gratificante soprattutto il processo che porta al risultato, anche se è complesso e tortuoso come nell’arrampicata.

Bisogna essere persone a cui piace essere messe in difficoltà. Persone che trovano stimolante non sapere ancora come risolvere un salita. Che davanti a una parete non vedono soltanto un mezzo per perdere calorie o l’ennesimo prodotto o esperienza da consumare.Persone che accettano di investire tempo nello sviluppo di capacità che non finiscono necessariamente bene e velocemente in una fotografia.

La differenza è filosofica.

Soggetto da palestra: Ti dirà che per lui/lei è una filosofia di vita, la cura del corpo è il primo passo verso la cura dell’anima. ma la verità è che se l’ unico obiettivo del suo allenamento è avere un bel corpo da spiaggia da mostrare a se stesso e agli altri e baste, il massimo del concetto che ci si puo aspettare dietro tutto questo sarà non molto piu di “scoppparrreeeeee”  cit. e probabilmente l’arrampicata gli sembrerà un modo inutilmente complicato di passare il pomeriggio. Esisteranno sicuramente delle eccezioni ma noi non le abbiamo ancora trovate.

Arrampicatore: trova piacere nel migliorare le proprie capacità (non solo il proprio aspetto, anzi a volte se ne frega), nel superare un limite che ieri sembrava invalicabile. Il limite che in questo caso non è quasi mai dettato da un parametro come potrebbe essere per il “palestrato” il numero di kg sollevati o i cm del girovita; non è quasi mai il grado da salire (6b, 7a, 8a…)il limite di cui parliamo adesso è un limite mentale, dettato da un processo di miglioramento molto più complesso; questo processo non è riassumibile in frasi motivazionali sulla resilienza, che va tanto di moda oggi giorno, tipo «no pain no gain» o altre trite e ritrite.

Non basta allenare il corpo costantemente per raggiungere un obbiettivo. Il processo che porta alla ricompensa della dopamina è di una natura completamente diversa. Nasce da una mente piu complessa, piu interessante. Per essere un arrampicatore o arrampicatrice  serve una personalità disposta non solo ad aspettare con disciplina il risultato, ma anche a cercarlo in modi per nulla facili anche solo da immaginare.

Serve una capacità di pensiero ancora piu’ introspettiva, piu curiosa e piu fantasiosa, per vincere per esempio la paura istintiva di cadere (sempre in sicurezza per carità) o per riuscire a trovare ogni volta la combinazione giusta di movimenti ancor prima di applicarla, o per raggiungere la sinergia giusta con il compagno di cordata che assicura la corda, o per capire se le condizioni in parete (roccia, ancoraggi ecc,) permettano di potersi spingere al limite delle proprie capacità ecc.

Una persona di questo tipo non lascerà che l’arrampicata rimanga solo uno sport o un passatempo, ma la interiorizzerà al punto che la farà diventare uno dei metri con i quali misurare la propria vità. Uno vero e proprio stile di vita