guida semi-seria su COME RICONOSCERE UN PRINCIPIANTE IN FALESIA

Riconoscere un principiante in falesia è un gioco abbastanza divertente. Non si tratta di guardare il grado che sale una persona. Non è necessario fare il 6b, il 6c o il 7a a vista per sapere cosa si sta facendo, come anche anche chi arrampica da vent’anni puo ancora rssere capace di rifugiarsi negli stesso errori di una vita. Il principiante vero si riconosce da una serie di segnali inconfondibili, piccoli dettagli che gridano silenziosamente: “cerco di sembrare esperto, ma in realtà sto solo cercando si sopravvivere!”.

Prima però chiariamo un punto fondamentale, perché qui nascono spesso equivoci.
Quando parlo di “esperto” non intendo necessariamente uno che scala il 7a a vista. Un arrampicatore esperto può essere tranquillamente uno che si muove nel suo onesto 6a/b, sa volare con eleganza, assicura con naturalezza e non fa scenate davanti alla catena.

Detto questo, un arrampicatore esperto non lo troverai mai alla falesia di Sant’Oreste, che ha solo vie di quarto grado, a “fare volume” per otto ore consecutive. Può passarci per passare una giornata tranquilla con l’amic@ principiante, per recuperare dopo una notte sbagliata. Ma se lo vedi lì ogni weekend, con lo stesso entusiasmo con cui parla di “allenamento specifico”… beh, qualche domanda è lecita.

L’esperienza non è solo nel grado, ma nella capacità di scegliere dove andare, e soprattutto con chi andare.

ora iniziamo con i segni che contraddistinguono il principiante

1. La longe: il feticcio del principiante

E’ uno dei più evidenti: la longe appesa all’imbrago in falesia.

Attenzione: la longe non è il male assoluto. Il problema è perché è lì. Il principiante tipico ha fatto un corso CAI (o simili), ha imparato che “la longe è sicurezza”, e quindi la porta ovunque.

La longe sta li fiera, sempre pronte all’uso. Serve? No. E’ bella da vedere? Neanche. Ma toglierla dall’imbrago significherebbe ammettere che forse, forse, in falesia non è indispensabile. E questo richiederebbe un salto concettuale che non tutti sono pronti a fare.

L’esperto sa quando serve un attrezzo e quando è solo peso inutile. Il principiante invece preferisce “avercela, non si sa mai”.

“NON SI SA MAI” è un concetto che manda avanti il mondo da chi sa quanti centinaia di anni.
da mia nonna che mi costringeva ad avere la camera costantemente in ordine “potrebbe venire qualcuno, non si sa mai” … fino in falesia, dove gli zaini sono piu grandi quelli di uno spedizioniere “me lo porto perchè me me lo ha detto mio cugino istruttore del CAI, non si sa mai”

2. Scarpe troppo grandi: la fase della negazione

Altro segnale inequivocabile: le scarpette larghe.

Il principiante ha paura delle scarpe strette. Dice che “non sono comode”, che “gli fanno male i piedi”, che “tanto non serve soffrire”. E ha ragione… ma solo per i primi tre mesi, quando inizia ad arrampicare perche non è abituato a portare calzature così strette. Poi però resta lì, a scivolare sugli appoggi piccoli, a non fidarsi dei piedi, a tirare di braccia come se non ci fosse un domani (E MAGARI PORTA ANCHE I CALZINI)

Le scarpe grandi sono una comfort zone psicologica. Finché non accetti che per stare su una tacchetta di due millimetri serve precisione (e quindi anche una scarpetta che abbraccia il piede come un pitone affamato), resterai sempre un passo indietro.

L’esperto non gode nel dolore, ma ha accettato il compromesso. Il principiante invece è ancora nella fase: “No no, io arrampico rilassato”. Sì, rilassato… mentre raspi con i piedi come una gallina.

3. Il rinvio panic: la stampella emotiva

Poi c’è lui: il rinvio lungo rigido tipo Panic della Kong.

Strumento utilissimo, per carità. Ma il principiante ne ha sempre uno, sempre pronto, sempre caricato come fosse l’ultimo baluardo contro la caduta. Il panic non è un ausilio occasionale: è una filosofia di vita.

Ogni rinvio “un po’ lontano” diventa improvvisamente irraggiungibile. Ogni movimento sopra lo spit è visto come un attentato alla propria incolumità. E quindi via, panic deployment, moschettonato da mezzo metro sotto, con un sospiro di sollievo.

L’esperto cade. Cade spesso. Cade consapevolmente. Il principiante invece odia volare, e quindi allunga artificialmente tutto ciò che può essere allungato, pur di evitare quell’orribile sensazione di vuoto.

4. Le maglie rapide: pronti all’abbandono

Se guardi bene l’imbrago del principiante, noterai quasi sempre una o due maglie rapide. Non perché servano davvero, ma perché “non si sa mai”.

La logica è semplice: se le cose vanno male, se il vigliaccone non basta, se il beta stick non arriva, se l’universo cospira contro di lui… allora si abbandona la via. Con stile. Con una maglia rapida pronta.

È l’equivalente alpinistico della ruota di scorta. Non è sbagliato averla, ma quando diventa un elemento fisso dell’equipaggiamento sportivo, forse stai mandando un messaggio chiaro: non ti fidi di te stesso

5. Tutti i freni del mondo, tranne il Grigri

Altro capitolo fondamentale: il freno.

Il principiante li ha provati tutti. Tutti. Ogni nuovo modello che esce sul mercato viene testato, discusso, analizzato. Tranne uno. Il Grigri.

Il Grigri “è complicato”, “blocca troppo”, “non mi piace”. Traduzione: non si è mai preso il tempo di imparare a usarlo bene. Perché sì, il Grigri richiede tecnica, attenzione e pratica. Ma una volta capito, resta ancora oggi il miglior strumento per l’arrampicata sportiva.

L’esperto lo usa con naturalezza. Il principiante invece passa da un freno all’altro, convinto che il problema sia sempre l’attrezzo, mai la mano che lo tiene.

6. L’imbrago sbragalone

il principiante per ragioni ancora ignote, preferisce portare l’imbrago sui fianchi e con i cosciali sul quadricipite, invece che portarlo sulla vita e con i cosciali alti sotto i glutei.

forse perchè non ha ancora capito come si regola correttamente, oppure nessuno glielo ha spiegato.
fatto sta che alla fine porta l’imbrago a cavallo basso come lo porterebbe un rapper americano degli anni 2000. gli mancano solo le mutande di fuori.

7. Il nodino

il cugino istruttore del CAI gli ha anche detto di fare il nodino alla fine del nodo. Avete Predente? Sì dai… quel nodino che molti fanno per paura che l’ otto inseguito o il bulino ripassato possano sciogliersi accidentalmente.

Anche qui entra in gioco il “non si sa mai”. Anche sta volta è totalmente inutile.

i nodi che si usano in falesia non si possono sciogliere accidentalmente, basta imparare a farli correttamente!

8. Tutto insieme, oppure solo un po’

La cosa più bella è che tutti questi elementi possono coesistere nella stessa persona, oppure comparire da soli o in parte. Non esiste il principiante “perfetto”. C’è chi ha le scarpe giuste ma la longe. Chi usa il Grigri correttamente ma ha tre maglie rapide. Chi scala bene ma ha ancora paura di cadere.

Ed è normale. Tutti siamo stati principianti. Tutti abbiamo fatto scelte discutibili. Tutti abbiamo avuto fasi imbarazzanti che oggi preferiremmo dimenticare.

La differenza sta in una cosa sola: la capacità di evolvere. la capacità di osservare gli atri, distinguere tra tutti chi puo davvero darti qualcosa in piu, capire e imitare è il processo piu efficace per togliere la longe quando capisci che non serve. Di stringere le scarpe. Di imparare a volare… ecc.

Finché non lo fai, qualcuno in falesia ti guarderà… e saprà subito che sei ancora all’inizio del viaggio.